LO
STEMMA DEL COMUNE DI PEVERAGNO
L’elemento predominante dello stemma comunale è una
pianta a rami verdi ed allungati rappresentata
centralmente su terreno erboso ed affiancata da
entrambi i lati dalle figure stilizzate delle case e
delle Chiese del Paese.
Alla base della pianta, simmetricamente rispetto
ad essa, due gigli.
L’attuale stemma comunale deriva, conservandone
intatte le caratteristiche ed i significati
originali, dal più antico e genuino stemma
affrescato sull’arco del portale del Ricetto fin dal
Quattrocento.
Dalla pianta al naturale, sopra terreno erboso e
stendente i rami lunghi e verdi con le bacche nere
del pepe (dal latino “piper”) si vuole derivare
l’etimologia del nome Piperanium.
I due gigli araldici in campo d’oro che la
fiancheggiano vogliono con ogni probabilità
ricordare l’origine del Comune al momento del
dominio angioino.
Le ipotesi riguardanti origine e derivazione del toponimo sono quattro; allo stato attuale della documentazione non è possibile suffragare con certezza la veridicità di una di esse. Ecco elencate le ipotesi:
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da un immaginario Piper (anche se nei documenti riguardanti la Certosa di Pesio ricorre spesso il nome Piperis)
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dalla antica famiglia morozzese dei Pipa, proprietaria di vasti latifondi compresi nei terreni di proprietà dei comuni di Morozzo, Chiusa Pesio e Cuneo
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da Pipara, nome barbarico di Cornelia Saponina, moglie dell’imperatore Gallieno, la quale molto probabilmente aderì o simpatizzò al Cristianesimo
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dal nome gentilizio Papirius
EPOCA DI FONDAZIONE (primi nuclei abitativi)
Nel territorio attualmente appartenente al Comune di Peveragno si sono succeduti in tempi e località diverse tre nuclei abitativi differenti.
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Il Castelvecchio di Peveragno (Castrum vetelum). Nelle zone collinose dove attualmente è localizzata la frazione di Montefallonio ci sono testimonianze archeologiche che permettono di ipotizzare un primo momento di arroccamento nella metà del III sec. D.C.
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Il Castello di Forfice. Situato nel territorio della frazione Madonna dei Boschi di Peveragno, alcuni ruderi del castello sono ancora oggi visibili. Il nome dei Forfice compare per la prima volta in un documento del 1151.
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Il Castello e la Villa di Peveragno. A valle del castello di Forfice e contemporaneamente al suo declino come centro abitato, nella seconda metà del XIII sec. Incominciano a svilupparsi il Castello e la Villa di Peveragno. Il nome del nuovo villaggio compare per la prima volta in un rogito notarile datato 25 settembre 1299.
I primi Statuti redatti relativi al nuovo Comune di Peveragno sono stati inviati al Marchese Teodoro II di Monferrato nel 1384. Il paese aveva all’incirca un secolo di vita. Gli Statuti furono approvati dal Marchese nell’arco dello stesso anno ed in seguito subirono svariate modifiche. Una copia degli Statuti originali è conservata nell’Archivio di Stato di Torino e presso la Biblioteca Comunale.
DALLA COMUNITA’ DELLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI
In
territorio di Peveragno, precisamente sulla vetta
del Moncalvino, sono state ritrovate due asce
paleolitiche ed una neolitica, indici sicuri della
presenza in loco di uomini primitivi cavernicoli.
Numerosi ritrovamenti archeologici e la presenza
ancora visibile di tratti di cinta muraria nella
zona di colline attualmente localizzabile con la
frazione di Montefallonio, testimoniano di un
primitivo insediamento urbano fortificato eretto a
scopo di difesa e databile presumibilmente nel III
sec. D.C.
Il secondo insediamento rilevante è da localizzarsi
nell’attuale frazione di Madonna dei Boschi dove
sono tuttora visibili i ruderi del Castello e della
Villa di Forfice.
Il
nome di Forfice compare per la prima volta in un
documento del 1151 nel quale si parla di Furcaldo di
Forfice. Il paese dominato dal Castello era situato
a circa 2 Km. di distanza dal luogo dove ora sorge
Peveragno.
Verso la fine del 1200, sulla parabola discendente
della vicina Forfice, si innesta l’astro nascente di
Peveragno, nonostante il nome del villaggio compaia
per la prima volta in un rogito notarile datato 25
settembre 1299.
Per un certo (almeno fino al 1356) Peveragno e
Forfice formano una sola comunità, poi,
probabilmente a causa dell’incremento demografico,
rimarrà solo Peveragno, situata in un territorio ove
la vita e la difesa risultano più agevoli. Ai tempi
della sua fondazione, Peveragno con i territori
limitrofi, era proprietà del Vescovo di Asti e fa
parte del Distretto di Cuneo.
Nel
breve periodo compreso fra il 1369 ed il 1396 è di
proprietà dei Marchesi di Monferrato. E’ in questo
periodo (precisamente al 1384) che si devono far
risalire i primi Statuti Comunali, sottoposti ed
approvati dal Marchese Teodoro II di Monferrato.
Nel 1396, dopo lotte protrattesi alcuni anni, passa
agli Acaia ed in seguito, nel 1419 ai Savoia che ne
manterranno il possesso definitivo, esercitando il
potere attraverso Signori locali e rappresentanti da
loro nominati (i Vicari).
Con i Savoia Peveragno condivide tutte le
vicissitudini che accompagnano lo Stato sabaudo fino
alla creazione del regno d’Italia.
Il 1400 è un secolo estremamente difficile per la
comunità peveragnese la cui sopravvivenza dipende
unicamente dall’agricoltura di montagna
continuamente vanificata da avversità atmosferiche e
carestie e dall’allevamento di bestiame spesso
decimato da malattie o razziato dai briganti.
Il
1500 si rivela altrettanto tormentato a causa,
dapprima, delle discese degli eserciti francesi in
Italia, poi dalla guerra tra Francia e Spagna che
coinvolgerà lo stato Sabaudo fino alla sua
distruzione (1559).
In questo stesso anno però, viene siglata la pace ed
il Duca Emanuele Filiberto di Savoia ritorna in
Piemonte e riprende il dominio che gli spetta.
Peveragno ottiene dal Duca la riconferma degli
Statuti e dei precedenti diritti. La seconda metà
del 1500, e più ancora il successivo 1600, portano
con sé, tanto per cambiare, annate terribili di
pestilenze, carestie e guerre che si abbattono sulle
popolazioni sempre più provate e disorientate anche
per i continui passaggi feudali a cui vengono
sottoposte dai Principi di Savoia via via regnanti.
Sono questi gli anni dell’Inquisizione, che ha
colpito la comunità peveragnese in modo
particolarmente violento soprattutto tramite
l’inquisitore Biagio de Berra.
Nel 1621 subentrano i fratelli Francesco e Cesare
Grimaldi di Boglio, ai quali viene attribuito il
titolo di Conte.
La signoria dei Grimaldi su Peveragno e su Boves
durerà fino alla fine del 1700 quando verrà travolta
dagli eventi rivoluzionari francesi che
cancelleranno definitivamente i vecchi sistemi di
governo.
In questo secolo il Piemonte, come tutta l’Europa, è
sconvolta da avvenimenti politico-sociali e
militari; anche la comunità di Peveragno, come la
altre, pagò un tributo enorme di sangue e
sofferenze.
L’evento più tragico risale al 1744 quando, durante
la guerra per la successione al trono austriaco, un
esercito di Gallo-Ispani penetra in Piemonte e pone
a ferro e fuoco i territori che circondano Cuneo.
Peveragno si ribella alla tracotanza nemica e viene
saccheggiata ed incendiata per tre volte. Con
l’avvento dell’impero napoleonico (1800) la
situazione si stabilizza e migliora, anche se rimane
sempre notevole il tributo di sangue e risorse che i
peveragnesi devono sopportare per il sostentamento
delle campagne imperiali.
Inizia comunque un periodo di incremento demografico
che culmina con il record di 7878 abitanti nel 1895.
Il secolo XIX e XX sono storia recente; il
contributo di Peveragno agli avvenimenti di questi
anni è stato comunque sempre importante, doloroso e
anche ricco di gloria (nella Colonia Eritrea la
Medaglia d’Oro al V.M. al Maggiore Pietro Toselli,
l’eccidio di Piazza Paschetta durante la Resistenza
al Nazismo, ecc.).
Dal 02 Febbraio 2005
Peveragno è stato insignito dal Presidente della
Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della medaglia
d’argento al merito civile con la seguente
motivazione:
"Piccolo centro, durante le tragiche giornate
della guerra di Liberazione, subì una feroce
rappresaglia da parte delle truppe naziste, che
rastrellarono trenta suoi concittadini, soprattutto
donne ed uomini anziani, massacrandoli brutalmente a
raffiche di mitra. Ammirevole esempio di coraggio,
di spirito di libertà e di amor patrio”.
10 gennaio 1944 - Peveragno (CN)
