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Galliate

 

GALLIATE

       

ITINERARIO 1 (9 Km circa)

Punto di partenza/arrivo è Piazza V. Veneto, il cosiddetto “Taragiu”. Nel 2007, un lavoro di ricerca condotto da cinque università europee con il sostegno della Comunità europea - presentato a Venezia in un Convegno dal titolo “Piazze d’Italia, piazze d’Europa - ha incluso la Piazza tra le 60 piazze europee esemplari per fruibilità pubblica e luogo di convivenza umana.

Sul lato Nord della Piazza si affaccia il CASTELLO VISCONTEO-SFORZESCO (1)

Uno dei più importanti esempi di architettura castellana del territorio novarese per la sua bellezza, lo stato di conservazione e l'imponenza ed unitarietà d'impianto. Numerosi sono i fatti storici legati al castello e le narrazioni leggendarie e fantastiche che ha evocato, creando attorno a sé un alone di fascino e mistero. Il castello sorse per volere di Galeazzo Maria Sforza nel 1476 sulle basi di una precedente fortezza viscontea e venne realizzato su progetto degli architetti militari Ambrogio Ferrari e Danesio Mainerio. Dopo la morte del duca i lavori di costruzione si fermarono e furono ripresi solo nel 1496 da Ludovico il Moro, che si avvalse nuovamente del Ferrari per rendere la fortezza una comoda residenza per le cacce ducali. Nel 1532 divenne feudo del ramo Caravaggio degli Sforza, subendo nel corso del Seicento diverse trasformazioni, che però non mutarono le strutture fondamentali. Dopo essere rimasto da fine Settecento in uno stato di degrado, nel 1878 venne frazionato tra più proprietari ed iniziarono gli interventi di restauro. Oggi appartiene in buona parte al Comune che ha intrapreso un organico piano di restauro conservativo per restituire il castello all'antico splendore. Malgrado tutte le vicende storiche e i diversi passaggi di proprietà, il castello ha conservato le sue caratteristiche essenziali e tutta la sua imponenza. Le dimensioni stesse ne confermano la monumentalità: l'ampio fossato in origine era largo più di 20 metri e lo stesso edificio fu costruito in forma di vasto quadrilatero (108 m x 80 m) con mura merlate di oltre 3 metri di spessore. Agli angoli della rocca si elevano quattro torri che superano di soli cinque metri e mezzo i muri di cortina, accentuando l'aspetto orizzontale dell'edificio. Vi sono inoltre altre due torri sui lati maggiori a sud e due a nord, contenenti le porte principali d'ingresso con le loro postierle, già munite di ponti levatoi e dei rivellini che servivano da battiponte. Queste due torri presentano beccatelli formati da tre mensole in pietra sporgenti l'una sull'altra, caratteristica quasi unica nel Novarese, mentre merli ghibellini sono posti a coronamento del muro sopra beccatelli lunghissimi. Il muro di cortina del lato di ponente venne distrutto nel secolo XVII da una mina ed ora è sostituito da un altro muro e da fabbricati moderni, tra cui spicca l'edificio in forme neogotiche con annessa torretta, costruito all'inizio del Novecento.

Visitando il castello al suo interno, si notano i mutamenti avvenuti durante l'Ottocento; in particolare nella parte orientale sono situati il porticato in stile neorinascimentale e la sala ottocentesca, oggi adibita ad Aula Consiliare, e dove si svolgono durante l'anno varie manifestazioni culturali. Si possono qui ammirare le quattro statue allegoriche (Lavoro, Cuore, Mente, Anima) dello scultore Crivelli ed il soffitto riccamente decorato a medaglioni in stucco.

Nell'ala sud-occidentale, adibita a Biblioteca, sono visibili eleganti decorazioni pittoriche, ornamenti ed affreschi dei secc. XVII-XIX che abbelliscono la "Sala Rosa", la "Sala degli Stucchi" e la "Sala degli Stemmi". Rimangono altri esempi di pitture nelle torri: in quella castellana a nord-est una vasta sala del primo piano conserva una bella volta rinascimentale ad ombrello decorata da affreschi riproducenti gli stemmi dei Visconti e degli Sforza. La stessa torre di nord-est è oggi sede del Museo Angelo Bozzola, collezione d'arte contemporanea costituita da numerose opere di scultura, pittura e grafica polimaterica di questo illustre artista galliatese, esponente del Movimento di Arte Concreta. Inoltre alcune sale dell'ala sud sono divenute spazi espositivi per importanti mostre d'arte visiva.

MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA ANGELO BOZZOLA (2)

Oltre 140 opere dello scultore galliatese Angelo Bozzola, donate alla cittadinanza di Galliate con atto pubblico siglato il giorno 8 marzo 1998 nel palazzo comunale, sono state allestite in mostra permanente nella torre Nord-Est del Castello Visconteo-Sforzesco, nel fossato a Nord, nel primo cortile di ingresso e nel camminamento di ronda sulla torre.

 

L'ordinamento museale della donazione Bozzola, articolato nel sotterraneo e nei tre piani della torre, nel camminamento, nel fossato nord-est e nelle aree esterne, comprende sculture, installazioni, dipinti, opere grafiche singole e seriali, libri d'artista, dalle prime creazioni pittoriche e costruttiviste del 1954, l'anno della presenza alla X Triennale di Milano e dell'adesione al Movimento Arte Concreta, alla grande serie scultorea simbolica Origine del 1988 con monoforme a bassorilievo incise su nove graniti provenienti da Europa, Africa, Asia, America.

 

Alla rilevanza dell'opera di Bozzola nel contesto dell'avanguardia astratto-concreta, costruttivista della seconda metà del secolo XX si associano la validità e il fascino museali del confronto dialettico fra opere espressione della creatività contemporanea e le forti strutture architettoniche militari di ascendenza medioevale.

 

 

 

Sono previste visite guidate domenicali sia al Castello che al Museo secondo il calendario predisposto annualmente dall’Ufficio Cultura del Comune. Sono anche possibili visite guidate su prenotazione da effettuarsi con congruo anticipo.  Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a:

Ufficio Cultura: da lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 12.30

mercoledì pomeriggio dalle 15.00 alle 18.00.

tel. 0321.800761-763 - fax 0321 800725

e-mail: sociocult@comune.galliate.no.it

 

Sul lato Sud di Piazza Vittorio Veneto si possono ammirare la parte absidale della Chiesa Parrocchiale, la cui facciata, raggiungibile dalla Piazza attraverso uno scurolo, si apre sulla via Ss. Martiri, e il Campanile della Parrocchiale. A lato della Parrocchiale la bella Chiesa dell’Immacolata Concezione.

CHIESA PARROCCHIALE (3)

Verso la fine del Settecento si cominciò ad avvertire la necessità di dotare il paese di una parrocchiale adeguata all'accresciuto numero dei galliatesi. Dopo alcuni anni di progetti e di dibattiti, il secolo si chiudeva con un nulla di fatto. Forse era destino che un progettista galliatese avrebbe potuto dare avvio all'opera dopo settanta anni di silenzio. Don Ercole Marietti, figlio prete del sindaco Marietti, progettò la parrocchiale; egli operò anche a Novara ove progettò le eleganti sovrastrutture in cotto del Collegio Gallarini di cui fu rettore per oltre cinquanta anni. Il 15 novembre 1850 il Consiglio comunale approvò in via definitiva il progetto firmato da don Marietti, dall'ing. Rivolta e dall'ing. Belletti. Il 13 ottobre 1851 fu posta la prima pietra. La Parrocchiale venne consacrata dal Vescovo di Novara Mons. Giacomo Filippo Gentile, l’11 maggio 1873. Come l'ha definita il Cremona "la parrocchiale appare imponente e maestosa; di stile neogotico, essa si innalza meravigliosa nel mezzo del pubblico passeggio in piazza Vittorio Veneto. L'interno presenta un colpo d'occhio magnifico per ampiezza d'area,......."

CAMPANILE OTTOCENTESCO (4)

La costruzione del campanile attuale occupò gli anni dal 1871 al 1880. Opera del progettista galliatese ing. Rigorini, alla sua presentazione il progetto destò perplessità per le sue forme snelle e per l'arditezza della costruzione di 93 m di altezza. All'altezza di 13 metri il campanile restò fino al 1876, anno in cui il Consiglio comunale approvò un sussidio di 5.000 lire. Si raggiunsero così i 32 metri. Nel maggio del 1878 con altre 10.000 lire si alzò a 45 metri. Per ragioni di spesa si rinunciò alla copertura delle campane e Rigorini progettò un castello in ghisa a sostegno delle stesse. Le campane sarebbero rimaste allo scoperto "in modo che volendo col tempo continuare la fabbrica collo stesso progetto nulla si dovesse muovere dal posto". L'ultimo tentativo per portare a compimento l'opera di Rigorini fu fatto in una seduta consiliare del 1889, ma la proposta di alcuni dei consiglieri cadde nel vuoto. Proprio per la sua incompiutezza il campanile della parrocchiale ha da allora costituito un motivo di curiosità e di attrazione per forestieri e concittadini.

Poco discosta dallo scurolo della Parrocchiale, sorge la CHIESA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE (5)

Voluta dall'omonima confraternita nel 1590 e poi sopraelevata nel 1767. La facciata è decorata da un portichetto che protegge due affreschi ottocenteschi. L'interno, decorato nel 1901 da Achille Vagliani, conserva opere di pregio: gli affreschi della cupola (1770), eseguiti da Lorenzo Peracino con scene ispirate al cap. XII dell'Apocalisse (sui pennacchi, San Giovanni Evangelista, Isaia, Salomone, Mosè); il maestoso altare di marmi policromi di Mariano e Antonio Buzzi da Viggiù, poi provvisto della statua lignea dell'Immacolata (1771); la tela della locale "Società dei Tessitori" con i santi Severo e Onofrio (Andrea Miglio, 1843). Da Piazza Vittorio Veneto si imbocca Via Emilio Marciano, si raggiunge Viale L. Da Vinci, si svolta a destra e si percorre il Viale fino all’incrocio, qui, svoltando a sinistra, si raggiunge Via Varallino; all’altezza di una piccola cappella, si imbocca, a sinistra, Via C. Battisti e si raggiunge il

MULINO DI MONTEREGGIO (6)

Edificato nel 1881 lungo il diramatore Vigevano del canale Cavour, in sostituzione dell’omonimo mulino esistente nella valle del Ticino forse fin dal XIV secolo. Presso il comune di Galliate è conservata una mappa catastale, redatta dal geom. Cesare Quagliotti il 10 maggio 1889, con la sua ubicazione. L’attuale complesso edilizio, frutto di successivi ampliamenti e di una recente ristrutturazione, è costituito da diversi corpi che delimitano un cortile interno. Sul lato ovest ci sono le diverse abitazioni caratterizzate da ballatoio. Gli altri edifici sono utilizzati per svolgere le varie attività del mulino, come depositi e negozio. Il mulino, di proprietà privata, è utilizzato come riseria (brillatura del riso) e come residenza. Percorrendo l’alzaia del Diramatore Vigevano si raggiunge nuovamente Via Varallino e quindi il Santuario di S. Pietro in Vulpiate, meglio conosciuto come

SANTUARIO DEL VARALLINO (7)

La località di Lupiate, la cui esistenza è documentata fin da prima dell'anno Mille, è uno dei villaggi da lungo tempo cancellati dalla geografia della valle del Ticino. Ne sopravvive il nome, deformato in "Vulpiate", ad indicare un ponte sul Langosco ed un mulino. Anche dell'antichissima chiesetta di San Pietro di Lupiate non è rimasta altra traccia che un dipinto quattrocentesco della Vergine con Bambino (detta “Madonna della pera” poiché in atteggiamento di offrire tale frutto al Bambino), da essa proveniente e venerato nell'attuale santuario. La storia di questo centro di devozione popolare è piuttosto confusa. L'area era indicata già anticamente come "Veratelino", ma la designazione attuale, più che la storpiatura del toponimo, sarebbe un vezzeggiativo derivante dalla sua somiglianza su scala ridotta con il Sacro Monte di Varallo. Come il famoso santuario valsesiano, il Varallino costituisce una "sacra rappresentazione", le cui cappelle, con statue in terracotta policroma ed affreschi, raffiguranti i misteri del Rosario, sono però tutte interne al Santuario. Come tutti i santuari, anche questo sarebbe nato a causa di un miracolo. La leggenda racconta addirittura di una matrona romana posseduta dal demonio, che, dopo essersi invano recata in pellegrinaggio a Novara al sepolcro di San Gaudenzio, sarebbe stata consigliata di rivolgersi ad un'effigie di Maria dipinta in una cappelletta di Galliate in mezzo alla campagna. La guarigione prodigiosa avrebbe fatto sorgere in quel luogo il tempio primitivo. L'attuale struttura del santuario è frutto di interventi successivi, dal '500 all'800. Non è provato che all'edificazione cinquecentesca del tempio a pianta circolare abbia messo mano il celebre architetto Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrini. E' certo invece che le dieci cappelle con gruppi statuari secenteschi di grande effetto scenografico, raffiguranti i misteri gaudiosi e dolorosi, sono opera di diversi scultori di cui il più celebre è Dionigi Bussola. La terza serie di misteri, i gloriosi, è illustrata da affreschi conclusi dalla stupenda cupola del Paradiso, raffigurante l'incoronazione della Vergine, del pittore valsesiano Lorenzo Peracino, che è anche autore di molti degli affreschi che ornano le cappelle. La facciata ottocentesca con inserti in cotto è opera di Ercole Marietti. Il bel rondò di platani che conclude il viale diritto in fondo a cui si staglia il santuario, fu realizzato dalla popolazione galliatese a seguito di un voto per implorare la fine di un'epidemia di colera nel 1836. Proseguendo lungo la via si incontra la Cascina Quara (8), si imbocca, a sinistra, la via Vicinale Quara-Montereggio, si prosegue fino all’incrocio con la via Montereggio e, svoltando a destra (sulla sinistra si possono vedere gli impianti per l’estrazione del petrolio), ci si immette su Via del Piaggio; si svolta a sinistra e lungo il percorso si incontra, in posizione dominante sulla vallata del Ticino, il

PERCORSO VITA (9)

 

un’area sportiva attrezzata, inaugurata nel 2002, ricavata dall’operazione di recupero di una discarica.

 

 

Si giunge poi a VILLA FORTUNA (10)

La villa sorge sul ciglio della costa, in posizione dominante sulla vallata del Ticino. La sua presenza è accertata sin dal 1600. Dalla fine del ‘700 è stata una stazione militare per l’esercito napoleonico, mentre nel 1859 divenne quartier generale di Vittorio Emanuele II in occasione della Battaglia di Magenta. Il complesso edilizio, di notevole valore architettonico, è distinto in una parte agricola , a Sud, e in un’altra destinata a residenza signorile, con corte interna e giardino. L’edificio padronale, a due piani, è unito a due edifici rustici ad ovest e a est; a nord si trova l’antico giardino, un tempo con impianto all’italiana, circondato da un alto muro di cinta. Eleganti balconcini in ferro battuto ricordano l’impianto settecentesco della villa.Nella villa sono presenti due oratori, uno dedicato a San Carlo edificato nel 1625 e restaurato nel 1762, l’altro settecentesco, all’esterno, dedicato alla Beata Vergine Addolorata. Sotto la Villa Fortuna vi è un bacino d’acqua che fino al secolo scorso veniva utilizzato per il macero del lino. Proprietario originario dell’antica villa fu un ramo collaterale degli Sforza, la proprietà passò poi ad una facoltosa famiglia galliatese, nel Settecento risulta bene comunale, poi del Consorzio del Naviglio Langosco. Attualmente la villa è di proprietà dell’Associazione Irrigazione Est Sesia. Percorrendo Via XXV Aprile, si arriva alla Piazza S. Giuseppe e da qui si ritorna al punto di partenza in Piazza Vittorio Veneto.

Il percorso proposto permette di valorizzare il patrimonio artistico-culturale di Galliate ma anche di conoscere l’aspetto rurale e naturalistico del territorio, che potrà essere meglio evidenziato dal percorso n. 2 che si sviluppa nella valle del Parco del Ticino.

 

            ITINERARIO 2 (14 Km circa)   

Dedicato a chi ama camminare, un “percorso naturalistico” che parte dal Santuario del Varallino, ubicato nella periferia orientale del paese, si snoda nelle campagne e percorre un bel tratto nel Parco del Ticino per tornare infine al punto di partenza.

È poi consigliabile portarsi nel “cuore” di Galliate per la visita al Castello Visconteo-Sforzesco e al Museo di Arte Contemporanea “Angelo Bozzola”.

SANTUARIO DEL VARALLINO (1)

La località di Lupiate, la cui esistenza è documentata fin da prima dell'anno Mille, è uno dei villaggi da lungo tempo cancellati dalla geografia della valle del Ticino. Ne sopravvive il nome, deformato in "Vulpiate", ad indicare un ponte sul Langosco ed un mulino. Anche dell'antichissima chiesetta di San Pietro di Lupiate non è rimasta altra traccia che un dipinto quattrocentesco della Vergine con Bambino (detta “Madonna della pera” poiché in atteggiamento di offrire tale frutto al Bambino), da essa proveniente e venerato nell'attuale santuario. La storia di questo centro di devozione popolare è piuttosto confusa. L'area era indicata già anticamente come "Veratelino", ma la designazione attuale, più che la storpiatura del toponimo, sarebbe un vezzeggiativo derivante dalla sua somiglianza su scala ridotta con il Sacro Monte di Varallo. Come il famoso santuario valsesiano, il Varallino costituisce una "sacra rappresentazione", le cui cappelle, con statue in terracotta policroma ed affreschi, raffiguranti i misteri del Rosario, sono però tutte interne al Santuario. Come tutti i santuari, anche questo sarebbe nato a causa di un miracolo. La leggenda racconta addirittura di una matrona romana posseduta dal demonio, che, dopo essersi invano recata in pellegrinaggio a Novara al sepolcro di San Gaudenzio, sarebbe stata consigliata di rivolgersi ad un'effigie di Maria dipinta in una cappelletta di Galliate in mezzo alla campagna. La guarigione prodigiosa avrebbe fatto sorgere in quel luogo il tempio primitivo. L'attuale struttura del santuario è frutto di interventi successivi, dal '500 all'800. Non è provato che all'edificazione cinquecentesca del tempio a pianta circolare abbia messo mano il celebre architetto Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrini. È certo invece che le dieci cappelle con gruppi statuari secenteschi di grande effetto scenografico, raffiguranti i misteri gaudiosi e dolorosi, sono opera di diversi scultori di cui il più celebre è Dionigi Bussola. La terza serie di misteri, i gloriosi, è illustrata da affreschi conclusi dalla stupenda cupola del Paradiso, raffigurante l'incoronazione della Vergine, del pittore valsesiano  Lorenzo Peracino, che è anche autore di molti degli affreschi che ornano le cappelle. La facciata ottocentesca con inserti in cotto è opera di Ercole Marietti.

Il bel rondò di platani che conclude il viale diritto in fondo a cui si staglia il santuario, fu realizzato dalla popolazione galliatese a seguito di un voto per implorare la fine di un'epidemia di colera nel 1836. Al termine della visita al Santuario si prosegue verso la Valle del Ticino; percorrendo la Via Vulpiate si potrà osservare l'ambiente circostante - ora per lo più coltivato - dove vivono insetti, farfalle, lucertole, ramarri, conigli, lepri, rane, anatre, pettirossi.

Lungo il percorso si incontrano alcune cascine tra cui la CASCINA QUARA (2)

Situata in regione Vulpiate, deve probabilmente il suo nome alla forma quadrata dei suoi appezzamenti. La data della sua costruzione è incerta; compare sulla mappa catastale, conservata presso il Comune di Galliate, redatta dal Quagliotti nel 1889. Mantiene ancora l’attività agricola, ma la proprietà nel corso degli anni è stata  frammentata per ricavare una serie di abitazioni private. Un recente muro di confine divide alcune abitazioni dall’azienda agricola. Confrontando le mappe catastali, si nota come si siano conservati in gran parte i blocchi edilizi originari, i casseri isolati e la cascina abitata sul lato est. Quest’ultima sul prospetto ovest è stata in gran parte ristrutturata con l’aggiunta di balconi, tetti e nuove scale, mentre sul fronte est conserva ancora il vecchio muro originale con i contrafforti sporgenti di sostegno. A sud della corte interna è stato recentemente costruito un capannone usato per l’attività agricola. La zona a nord del blocco edilizio è stata invece completamente ristrutturata.

Giunti all’incrocio con la Via del Piaggio, la si attraversa, e si scende nell’area del Parco Naturale della Valle del Ticino: il percorso assume l’aspetto boschivo con la flora e la fauna caratteristiche di questo ambiente naturalistico, donando calma e serenità a chi vi si addentra rispettoso dell’ambiente che lo circonda.

Dopo aver percorso una discesa ed aver oltrepassato il Naviglio Langosco e la Roggia Molinara si arriva alla CASCINA BIANCA (3)

Il complesso della Sbianca sorse su impianto precedente, probabilmente di fine XIX secolo. Compare sulla mappa catastale conservata presso il comune di Galliate, redatta dal geometra C. Quagliotti nel 1889. Era la sede del “Candeggio”, uno dei tre stabilimenti della Manifattura Rossari & Varzi funzionanti a Galliate. Oggi abbandonato, veniva anch’esso utilizzato, come il Candeggio Zucchi, per sbiancare la tela di lino o di cotone che veniva stesa al sole nei prati circostanti. Edificato probabilmente sui resti del mulino Nuovo, sfruttava come il mulino la forza motrice dell’acqua per azionare le macchine. Circondato da un muro di cinta in mattoni, presenta un ampio cortile interno, oggi trasformatosi in bosco. Verso est e lungo la roggia, sorgono alcuni bassi fabbricati frutto di successive ristrutturazioni ed ampliamenti di edifici esistenti, dove veniva prodotta l’energia elettrica. Accanto, sorge un altro edificio su due piani, in mattoni a vista, scandito da lesene e fasce marcapiano. Incerta è la destinazione d’uso dei singoli fabbricati; alcuni erano probabilmente destinati ad abitazione del custode, altri alla lavorazione della tela e utilizzati come deposito. Attualmente, il complesso, è abbandonato.

Si prosegue sulla pista ciclabile e si giunge alla località SETTE FONTANE (4)

Area ricreativa dotata di tavoli e panche in pietra: rappresenta una delle più belle e frequentate aree attrezzate della sponda piemontese del Parco del Ticino. Deve il suo nome alle sette risorgive che qui sgorgano. Dell’annesso parco, di proprietà del Comune di Galliate (dotato di bar ristorante), si hanno notizie certe come luogo di svago sin dal 1850.
Percorrendo la pista ciclabile sul limitare dei boschi della regione detta “BOSCHI DELLA PANOSA” (5), è possibile raggiungere LE DIFESE SPONDALI DEL TICINO (progetto Est Sesia), Costruite allo scopo di proteggere le rive dall’erosione delle acque di piena, vengono realizzate in genere con grossi massi di cava. Tra la pista ciclabile e il fiume si sviluppa un’area di notevole valore naturalistico.

Si prosegue sulla pista ciclabile e si giunge alla CENTRALE SESSA TRONA (6)

La centralina idroelettrica Sessa Trona, importante testimonianza di archeologia industriale, venne realizzata nel 1903 sfruttando un salto sul Naviglio Langosco e rimase in funzione sino agli anni ‘70. L’impianto è stato poi utilizzato come allevamento ittico sino al 1987 e quindi definitivamente abbandonato. Nel 1999 il nuovo proprietario decise di riattivare la vecchia centralina e di costruirne una nuova, interrata, nelle immediate vicinanze: la centralina Dogana, che sfrutta il salto dello scaricatore del Canale Cavour in Ticino. I due impianti sono in grado di produrre complessivamente 17.000.000 kWh/anno. Le due centraline, oltre ad essere in perfetta sintonia con gli indirizzi del Parco in merito all’uso di fonti energetiche rinnovabili a basso impatto, hanno permesso una riqualificazione ambientale della zona.

In primo luogo è stato riambientato lo scaricatore del Canale Cavour, che si presentava come un canale rettilineo in cemento, parzialmente rilevato rispetto al piano di campagna, con un impatto paesaggistico e naturalistico molto elevato. Il nuovo scaricatore è stato realizzato in terra, con le sponde a filo del piano di campagna, coperte da vegetazione. In breve tempo crescerà anche la flora acquatica e l’intera opera avrà un aspetto naturale e sarà ben inserita nel paesaggio. Sono stati anche demoliti i due ponti in cemento posti in prossimità del fiume e sostituiti da un unico ponte, con pista ciclabile e strutture in legno per mascherare la travatura in calcestruzzo. Un altro miglioramento ambientale è stato raggiunto grazie alla costruzione di una scala di risalita per i pesci, che consente la ricongiunzione dei due tratti di Naviglio, separati in passato dal salto d’acqua, ostacolo invalicabile per l’ittiofauna. Oltre a una sistemazione generale della vegetazione dell’area, operata con notevoli interventi di rimboschimento, il Parco ha ottenuto in comodato d’uso gratuito per quindici anni l’ampio salone di 366 mq., esistente al primo piano della centralina Sessa Trona, che potrà essere utilizzato per mostre e convegni.

Sempre percorrendo la pista ciclabile, attraverso la strada comunale della Dogana, si raggiunge una cascina denominata

VECCHIA DOGANA (7)

Costruita lungo il percorso di un’antica strada preromana, utilizzata per arrivare al guado sul Ticino, fino all’Unità d’Italia fu la stazione di confine tra il Regno di Sardegna ed il Lombardo-Veneto. Perse importanza quando venne cambiato il tracciato della strada per attraversare il fiume. Fu in seguito trasformata in Cascina Agricola dal Conte Annoni, proprietario dell’edificio fino al 1867. Attualmente ospita un ristorante.
 


Percorrendo la Via del Piaggio per circa 1 chilometro si raggiunge

VILLA FORTUNA (8)

La villa sorge sul ciglio della costa, in posizione dominante sulla vallata del Ticino. La sua presenza è accertata sin dal 1600. Dalla fine del ‘700 è stata una stazione militare per l’esercito napoleonico, mentre nel 1859 divenne quartier generale di Vittorio Emanuele II in occasione della Battaglia di Magenta. Il complesso edilizio, di notevole valore architettonico, è distinto in una parte agricola , a Sud, e in un’altra destinata a residenza signorile, con corte interna e giardino. L’edificio padronale, a due piani, è unito a due edifici rustici ad ovest e a est; a nord si trova l’antico giardino, un tempo con impianto all’italiana, circondato da un alto muro di cinta. Eleganti balconcini in ferro battuto ricordano l’impianto settecentesco della villa. Nella villa sono presenti due oratori, uno dedicato a San Carlo edificato nel 1625 e restaurato nel 1762, l’altro dedicato, all’esterno, settecentesco, dedicato alla Beata Vergine Addolorata. Sotto la Villa Fortuna vi è un bacino d’acqua che fino al secolo scorso veniva utilizzato per il macero del lino. Proprietario originario dell’antica villa fu un ramo collaterale degli Sforza, la proprietà passò poi ad una facoltosa famiglia galliatese, nel Settecento risulta bene comunale, poi del Consorzio del Naviglio Langosco. Attualmente la villa è di proprietà dell’Associazione Irrigazione Est Sesia.

 

Proseguendo lungo Via del Piaggio si incontra poi il PERCORSO VITA (9)

 

un’area sportiva attrezzata, inaugurata nel 2002, ricavata dall’operazione di recupero di una discarica.

 

 

Svoltando a destra in Via Montereggio, si giunge al MULINO DI MONTEREGGIO (10)

Edificato nel 1881 lungo il diramatore Vigevano del canale Cavour, in sostituzione dell’omonimo mulino esistente nella valle del Ticino forse fin dal XIV secolo. Presso il comune di Galliate è conservata una mappa catastale, redatta dal geom.Cesare Quagliotti il 10 maggio 1889, con la sua ubicazione. L’attuale complesso edilizio, frutto di successivi ampliamenti e di una recente ristrutturazione, è costituito da diversi corpi che delimitano un cortile interno. Sul lato ovest ci sono le diverse abitazioni caratterizzate da ballatoio. Gli altri edifici sono utilizzati per svolgere le varie attività del mulino, come depositi e negozio. Il mulino, di proprietà privata, è utilizzato come riseria (brillatura del riso) e come residenza.

Percorrendo l’alzaia sul diramatore Vigevano, di recente realizzazione, si ritorna al Santuario del Varallino. Per chi avesse piacere è possibile portarsi con il proprio mezzo di trasporto in Piazza Vittorio Veneto dove si potrà ammirare lo splendido CASTELLO VISCONTEO-SFORZESCO (11)

Uno dei più importanti esempi di architettura castellana del territorio novarese per la sua bellezza, lo stato di conservazione e l'imponenza ed unitarietà d'impianto.
Numerosi sono i fatti storici legati al castello e le narrazioni leggendarie e fantastiche che ha evocato, creando attorno a sé un alone di fascino e mistero. Il castello sorse per volere di Galeazzo Maria Sforza nel 1476 sulle basi di una precedente fortezza viscontea e venne realizzato su progetto degli architetti militari Ambrogio Ferrari e Danesio Mainerio.
Dopo la morte del duca i lavori di costruzione si fermarono e furono ripresi solo nel 1496 da Ludovico il Moro, che si avvalse nuovamente del Ferrari per rendere la fortezza una comoda residenza per le cacce ducali. Nel 1532 divenne feudo del ramo Caravaggio degli Sforza, subendo nel corso del Seicento diverse trasformazioni, che però non mutarono le strutture fondamentali. Dopo essere rimasto da fine Settecento in uno stato di degrado, nel 1878 venne frazionato tra più proprietari ed iniziarono gli interventi di restauro. Oggi appartiene in buona parte al Comune che ha intrapreso un organico piano di restauro conservativo per restituire il castello all'antico splendore. Malgrado tutte le vicende storiche e i diversi passaggi di proprietà, il castello ha conservato le sue caratteristiche essenziali e tutta la sua imponenza. Le dimensioni stesse ne confermano la monumentalità: l'ampio fossato in origine era largo più di 20 metri e lo stesso edificio fu costruito in forma di vasto quadrilatero (108 m x 80 m) con mura merlate di oltre 3 metri di spessore. Agli angoli della rocca si elevano quattro torri che superano di soli cinque metri e mezzo i muri di cortina, accentuando l'aspetto orizzontale dell'edificio. Vi sono inoltre altre due torri sui lati maggiori a sud e a nord, contenenti le porte principali d'ingresso con le loro postierle, già munite di ponti levatoi e dei rivellini che servivano da battiponte. Queste due torri presentano beccatelli formati da tre mensole in pietra sporgenti l'una sull'altra, caratteristica quasi unica nel Novarese, mentre merli ghibellini sono posti a coronamento del muro sopra beccatelli lunghissimi. Il muro di cortina del lato di ponente venne distrutto nel secolo XVII da una mina ed ora è sostituito da un altro muro e da fabbricati moderni, tra cui spicca l'edificio in forme neogotiche con annessa torretta, costruito all'inizio del Novecento. Visitando il castello al suo interno, si notano i mutamenti avvenuti durante l'Ottocento; in particolare nella parte orientale sono situati il porticato in stile neorinascimentale e la sala ottocentesca, oggi adibita ad Aula Consiliare, e dove si svolgono durante l'anno varie manifestazioni culturali. Si possono qui ammirare le quattro statue allegoriche (Lavoro, Cuore, Mente, Anima) dello scultore Crivelli ed il soffitto riccamente decorato a medaglioni in stucco.

                

 

Nell'ala sud-occidentale, adibita a Biblioteca, sono visibili eleganti decorazioni pittoriche, ornamenti ed affreschi dei secc. XVII-XIX che abbelliscono la "Sala Rosa", la "Sala degli Stucchi" e la "Sala degli Stemmi". Rimangono altri esempi di pitture nelle torri: in quella castellana a nord-est una vasta sala del primo piano conserva una bella volta rinascimentale ad ombrello decorata da affreschi riproducenti gli stemmi dei Visconti e degli Sforza. La stessa torre di nord-est è oggi sede del Museo Angelo Bozzola, collezione d'arte contemporanea costituita da numerose opere di scultura, pittura e grafica polimaterica di questo illustre artista galliatese, esponente del Movimento di Arte Concreta. Inoltre alcune sale dell'ala sud sono divenute spazi espositivi per importanti mostre d'arte visiva.

MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA ANGELO BOZZOLA (12)

Oltre 140 opere dello scultore galliatese Angelo Bozzola, donate alla cittadinanza di Galliate con atto pubblico siglato il giorno 8 marzo 1998 nel palazzo comunale, sono state allestite in mostra permanente nella torre Nord-Est del Castello Visconteo-Sforzesco, nel fossato a Nord, nel primo cortile di ingresso e nel camminamento di ronda sulla torre. L'ordinamento museale della donazione Bozzola, articolato nel sotterraneo e nei tre piani della torre, nel camminamento, nel fossato nord-est e nelle aree esterne, comprende sculture, installazioni, dipinti, opere grafiche singole e seriali, libri d'artista, dalle prime creazioni pittoriche e costruttiviste del 1954, l'anno della presenza alla X Triennale di Milano e dell'adesione al Movimento Arte Concreta, alla grande serie scultorea simbolica Origine del 1988 con monoforme a bassorilievo incise su nove graniti provenienti da Europa, Africa, Asia, America. Alla rilevanza dell'opera di Bozzola nel contesto dell'avanguardia astratto-concreta, costruttivista della seconda metà del secolo XX si associano la validità e il fascino museali del confronto dialettico fra opere espressione della creatività contemporanea e le forti strutture architettoniche militari di ascendenza medioevale.

Sul lato Sud di Piazza Vittorio Veneto si possono ammirare la parte absidale della Chiesa Parrocchiale, la cui facciata, raggiungibile dalla Piazza attraverso uno scurolo, si apre sulla via Ss. Martiri, e il Campanile della Parrocchiale. A lato della Parrocchiale la bella Chiesa dell’Immacolata Concezione.

CHIESA PARROCCHIALE (13)

Verso la fine del Settecento si cominciò ad avvertire la necessità di dotare il paese di una parrocchiale adeguata all'accresciuto numero dei galliatesi. Dopo alcuni anni di progetti e di dibattiti, il secolo si chiudeva con un nulla di fatto. Forse era destino che un progettista galliatese avrebbe potuto dare avvio all'opera dopo settanta anni di silenzio. Don Ercole Marietti, figlio prete del sindaco Marietti, progettò la parrocchiale; egli operò anche a Novara ove progettò le eleganti sovrastrutture in cotto del Collegio Gallarini di cui fu rettore per oltre cinquanta anni. Il 15 novembre 1850 il Consiglio comunale approvò in via definitiva il progetto firmato da don Marietti, dall'ing. Rivolta e dall'ing. Belletti. Il 13 ottobre 1851 fu posta la prima pietra. La Parrocchiale venne consacrata dal Vescovo di Novara Mons. Giacomo Filippo Gentile, l’11 maggio 1873. Come l'ha definita il Cremona "la parrocchiale appare imponente e maestosa; di stile neogotico, essa si innalza meravigliosa nel mezzo del pubblico passeggio in piazza Vittorio Veneto. L'interno presenta un colpo d'occhio magnifico per ampiezza d'area,......."

CAMPANILE OTTOCENTESCO (14)

La costruzione del campanile attuale occupò gli anni dal 1871 al 1880. Opera del progettista galliatese ing. Rigorini, alla sua presentazione il progetto destò perplessità per le sue forme snelle e per l'arditezza della costruzione di 93 m di altezza. All'altezza di 13 metri il campanile restò fino al 1876, anno in cui il Consiglio comunale approvò un sussidio di 5.000 lire. Si raggiunsero così i 32 metri. Nel maggio del 1878 con altre 10.000 lire si alzò a 45 metri. Per ragioni di spesa si rinunciò alla copertura delle campane e Rigorini progettò un castello in ghisa a sostegno delle stesse. Le campane sarebbero rimaste allo scoperto "in modo che volendo col tempo continuare la fabbrica collo stesso progetto nulla si dovesse muovere dal posto". L'ultimo tentativo per portare a compimento l'opera di Rigorini fu fatto in una seduta consiliare del 1889, ma la proposta di alcuni dei consiglieri cadde nel vuoto. Proprio per la sua incompiutezza il campanile della parrocchiale ha da allora costituito un motivo di curiosità e di attrazione per forestieri e concittadini.

Poco discosta dallo scurolo della Parrocchiale, sorge la CHIESA DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE (15)

Voluta dall'omonima confraternita nel 1590 e poi sopraelevata nel 1767. La facciata è decorata da un portichetto che protegge due affreschi ottocenteschi. L'interno, decorato nel 1901 da Achille Vagliani, conserva opere di pregio: gli affreschi della cupola (1770), eseguiti da Lorenzo Peracino con scene ispirate al cap. XII dell'Apocalisse (sui pennacchi, San Giovanni Evangelista, Isaia, Salomone, Mosè); il maestoso altare di marmi policromi di Mariano e Antonio Buzzi da Viggiù, poi provvisto della statua lignea dell'Immacolata (1771); la tela della locale "Società dei Tessitori" con i santi Severo e Onofrio (Andrea Miglio, 1843).