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DRONERO

Dronero (Draonier in occitano,
Droné in piemontese) è un comune di
7.151 abitanti della provincia di Cuneo.
Dronero è situato all'imbocco della Valle
Maira su un contrafforte roccioso alla
confluenza del torrente Maira con il rio
Roccabruna. Due provinciali lo collegano, la
prima dopo 20 chilometri dal capoluogo di
provincia, la S.P. 422, proseguente poi
lungo la valle fino ad Acceglio, e la
seconda, la S.P. 24, dopo 10 chilometri a
Busca. Collocato in una posizione tale da
avere un clima abbastanza salubre e
piacevole tutto l'anno, ha un panorama che
spazia dai monti San Bernardo, Roccerè, il
Pelvo d'Elva, fino a raggiungere le cime del
Cauri, della Bicocca e, in fondo alla valle,
del Chersogno. Fa parte della Comunità
Montana Valle Maira.
Storia
Le prime popolazione accertate nelle vallate
delle Alpi Marittime furono quelle di ceppo
Celto-Liguri o
Liguri Alpini; rispetto alle popolazioni
nelle
Alpi Centrali ed
orientali, al tempo di Cesare, nelle
Alpi Occidentali molte tribù si
mantennero ostili all'espansionismo romano.
Lo stesso Cesare fu ostacolato
nell'attraversare le Alpi durante le
campagne galliche, dai Ligures Comati o
Capillati, come venivano chiamati dai
Romani, che controllavano i valichi sul
versante occidentale. Nel 14 a.C. con una
vera campagna militare l'imperatore
Augusto sottomise tutti i territori
delle
Alpi Occidentali che ancora resistevano.
Le legioni romane portarono così la Pax
Romana nel 173 a.C. al comando del
sanguinario
Marco Popilio Lenate, incendiando
villaggi e massacrando gli abitanti. La
pulizia etnica fu completata con il
trapianto di popolazioni germaniche: è
l'anno 12 a.C. quando Cassio Dione Cocceiano
può scrivere nei propri resoconti storici
Alpes Marittimae quas Ligures Capillati
incoluerant, in servitutem redactae sunt
(Le Alpi Marittime, che i Liguri Capelluti
avevano abitato, furono ridotte in
schiavitù) (Cassio Dione, LIV, 24). Non si
hanno date precise che attestino l'anno
della fondazione, ma si fa risalire la sua
origine all'anno 1150 dall'unione dei due
primitivi villaggi Ripoli e Surzana (quest'ultimo
collocabile nell'area dell'odierna frazione
di S. Ponzio nel comune di Roccabruna) che
per proteggersi dalle continue incursioni e
saccheggi si ritirarono su un triangolo di
terra tra il Maira e il rio Rigamberto,
l'odierno rio Roccabruna, cingendo poi il
nuovo borgo di alte mura ancora oggi in
parte visibili. Il documento più antico che
fa riferimento a Dronero, risale al 1155, in
cui una vendita di alcuni stabili da parte
di Enrico di
Montemale a favore del Monastero di
Staffarda, viene stipulata ad Durcolium,
attestando l'importanza che già aveva il
nuovo nucleo a pochi anni dalla sua
creazione. Doveva essere abbastanza grande
ed importante per avere un notaio o un
ufficio dove poter stipulare dei contratti
di compra-vendita. L'etimologia della parola
Dronero non è chiara: il nome Durcolium
o Durconium o Durcognum, come
è scritto nelle più antiche carte
topografiche, non ha sicure origini. Diverse
sono le ipotesi e ci sono varie possibilità
di interpretazione. Secondo alcuni storici è
da ricondurre al nome di Dragone,
nobile della famiglia dei signori di
Verzuolo, per alcuni fondatore della città;
altri intendono Dronero come derivazione di
Dragonerium, dal latino Draconanus,
il soldato che portava l'insegna del dragone
(per questa ipotesi si suppone che ci fosse
nel periodo delle guerre goto-bizantine in
zona un insediamento militare). Dal toponimo
Draco, termine medievale indicante
uno sperone roccioso sopra un impetuoso
corso d'acqua, si potrebbe elaborare una
terza ipotesi, forse la meno fantasiosa,
considerando l'origine celtico-ligure del
toponimo Durcolium. Il termine dur,
cioè fiume, è alla base di molti toponimi
nell'area celtica, come i nomi delle due
Dora in Piemonte e della Dordogna in
Francia; dalla forma thur viene il
nome dei Taurini (come dire Galli
insediati sul fiume, ovviamente il Po),
e della città fondata dai Romani sul loro
territorio,
Augusta Taurinorum, oggi Torino.
Colium con la sua terminazione latina
cognum, da cui deriva il francese
coin, angolo, corrisponde pienamente
alla posizione geografica del borgo. Ovvero
luogo costruito su un'altura o una roccia
sopra, in questo caso, tra due corsi
d'acqua. Fu una delle numerose villae
novae, nate nell'epoca in cui diverse
comunità piemontesi cominciarono a
rivendicare le proprie libertà contro il
potere feudale. Prima soggetta ai Marchesi
di Busca, si liberò alleandosi con il comune
di Cuneo, per finire sotto il controllo del
Marchesato di Saluzzo, dalla metà del XIII
secolo. Durata per circa quattro secoli
portò da una parte ad un fervente sviluppo
economico e culturale, grazie il contatto
con la Provenza, ma dall'altro dato il
carattere bellicoso dei Saluzzo, coinvolse
il marchesato e di conseguenza il Borgo in
continue guerre, in scorrerie di truppe
mercenarie, di eserciti e in frequenti
assedi. Nel 1601 passò con il Trattato di
Lione al casato dei Savoia. Carlo Emanuele
III di Savoia (1701 - 1773), nel 1749,
concesse a Dronero il titolo di Città
(previo pagamento di 70.000 lire del tempo),
dando inizio ad un periodo di pace e di
sviluppo che lo portò, con Cuneo, ad essere
il centro più industrializzato del
comprensorio. Il centro cittadino cominciò
ad essere modificato, furono abbattute le
mura interne e parte delle vecchie mura
esterne, per rispondere alle nuove esigenze
urbanistiche; il castello fu riconvertito ad
ospedale e venduto al comune. Il forte
impulso alle attività artigianali portarono
parte di esse a trasformarsi in piccole
industrie, in particolare nel settore
tessile (come la produzione e lavorazione
della seta, la tessitura del drap o
fustagno) e la lavorazione del ferro,
portando Dronero ad essere una delle zone,
assieme a Cuneo, più industrializzate di
quel periodo. Dal secondo
Ottocento al primo Novecento l'area
registrò un ulteriore incremento industriale
e commerciale anche grazie l'interessamento
di Giovanni Giolitti (Mondovì, 27 ottobre
1842 – Cavour, 17 luglio 1928), la cui
famiglia era originaria della Valle Maira;
entrato in Parlamento nel 1882 fu fino alla
sua morte il deputato rappresentante del
collegio elettorale di Dronero. In quei anni
fu costruito il nuovo ponte sul Maira e
l'ormai scomparso tratto ferroviario
Busca-Dronero. Le due guerre mondiali
colpirono gravemente la struttura
socio-economica del paese, come tutta l'area
montana delle valli cuneesi e non solo. I
Droneresi, come gli abitanti della Valle
Maira, non tradirono anche negli anni bui
del fascismo, il loro spirito di uomini
liberi. Nell'autunno del 1943 gli
antifascisti locali salirono sui monti e
diedero vita alle prime formazioni
partigiane. Dronero pagò un pesante tributo:
deportazioni a Mathausen, fucilazioni, otto
bombardamenti, dal 12 al 27 febbraio 1945,
che causarono rovine, 38 morti e lo
sfollamento totale della città. La
Liberazione giunse finalmente il 26 aprile
1945. Dronero è tra le
Città decorate al Valor Militare per la
Guerra di Liberazione perché è stato
insignito della
Croce di Guerra al Valor Militare per i
sacrifici delle sue popolazioni e per la sua
attività nella lotta partigiana durante la
seconda guerra mondiale.
Dronero oggi
Ai giorni odierni, il territorio conta
un’area industriale in espansione, una
fervente attività agricola specializzata in
allevamento e colture particolari (come
mele, pesche, kiwi). «Fiori all’occhiello»
possono essere considerati
l’Istituto
Professionale Alberghiero,
una delle sedi dell’Azienda
di Formazione Professionale,
e la recente costituita
Tecnogranda S.p.a.
società mista pubblico-privato nata da un
accordo di varie realtà tra cui AFP Dronero,
FinGranda, Politecnico di Torino. Per la
cultura vanno ricordati il
museo
dedicato al pittore Luigi Mallè, il
Centro Europeo
Giovanni Giolitti,
e soprattutto L’Espaci
Occitan
l’associazione di Enti pubblici del
territorio occitano alpino, che ha
l’obiettivo la promozione linguistica,
culturale e turistica delle valli occitane.
Arte e Cultura
- Ponte Vecchio, detto Del Diavolo
Ponte merlato caratteristico con le sue
grandi arcate diseguali, ripreso come
simbolo di Dronero in servizi fotografici e
televisivi. L’arcata maggiore ha un diametro
di circa 27 metri e uno larghezza di circa 6
metri; dai 18 metri dal livello delle acque,
abbraccia due grandi canali irrigui (Comella
e Presidenta). Fu costruito nel 1428 sul
torrente Maira per favorire l’accesso a
Dronero e alla valle per chi veniva dalla
piana di Cuneo. Nel Archivio Comunale è
conservata la pergamena originale della
quietanza di 700 fiorini di un certo
magister Antonius il quale si definisce
magister pontis lapidum Dranerii. La
quietanza fu rilasciata a Bernardo de
Butinonis e a Domenico Poynta, Sindaci della
Comunità di Dronero per la costruzione e le
connesse opere. Sul pilastro dell’arcata
minore in direzione del paese poggiava il
ponte levatoio, il cui cardine di ferro è
stato trovato sotto il manto stradale; fu
soppresso nel 1810 quando venne ampliato il
passaggio d’ingresso e ripristinate le
merlature ghibelline a coda di rondine. Il
nome è legato, come tanti altri ponti
medievali, per la sua costruzione e le
caratteristiche architettoniche, alla figura
del Diavolo; il quale, ovviamente per
soddisfare la tradizione popolana
pagano-cristiana, deve fare la figura del
fessacchiotto. La leggenda della
costruzione del Ponte Vecchio di Dronero:
«Gli abitanti del paese di Dronero avevano
deciso di costruire un ponte per poter
attraversare senza difficoltà il torrente
Maira. Nonostante i loro sforzi, però,
nessun ponte era abbastanza robusto da
resistere alle piene dell’impetuoso
torrente. Ogni volta che un ponte veniva
costruito, la pioggia gonfiava le acque del
torrente e la corrente trascinava via con sé
il fragile lavoro degli uomini. Il sindaco
di Dronero, non sapendo più cosa fare,
decise di chiedere aiuto al diavolo:
“Diavolo, puoi costruire per noi un ponte
che le acque del torrente non si portino
via?” “Certo, lo posso fare, ma voglio in
cambio la prima anima che attraverserà il
ponte!” Il sindaco accettò il patto e il
diavolo costruì un ponte talmente robusto da
poter resistere anche ai peggiori temporali,
quando le acque del torrente si scagliavano
furibonde contro tutto quello che
incontravano sul loro cammino. Quando il
ponte fu pronto, il sindaco prese un pezzo
di pane e lo lanciò sul ponte. Un cane
randagio che gironzolava lì intorno vide il
pane e si precipitò a prenderlo, scappando
poi velocemente dall’altra parte del
torrente. La prima anima aveva attraversato
il ponte! Il diavolo, che non sapeva che
farsene dell’anima di un cane, scappò via
infuriato e da quel giorno il ponte prese il
nome di Ponte del Diavolo.»
- La Torrazza
«Percorrendo la statale 22 da Cuneo verso la
Val Maira, a circa 2 km. prima dell'ingresso
in Dronero, una deviazione a destra porta
alla frazione di Pratavecchia e di qui a
Monastero. (…) Nei pressi, sull’antica Via
Nera, che da Dronero portava alla frazione,
sorge la torre di vedetta detta comunemente
«La Torrazza», sulla destra orografica del
Maira, presso un guado che ebbe notevole
importanza nei secoli. Era inserita nel
complesso sistema di avvistamento e di
trasmissione di segnali che, faceva capo ai
vicini castelli di
Montemale, di Caraglio, di Dronero verso
Busca e di qui fino a Saluzzo (con altri
castelli piccoli e grandi e torri). È una
possente costruzione cilindrica, in pietre
di fiume e rivestimento di malta, a vari
piani, con una porta a livello superiore del
piano di campagna ed alcune feritoie
orientate verso Caraglio, Montemale e Busca.
(…) Mediante segnali luminosi si potevano
trasmettere notizie con notevole velocità
attraverso zone impervie per la vegetazione
e i fiumi spesso impraticabili e in mancanza
di strade idonee. Si passava da un piano
all'altro attraverso botole aperte nei
pavimenti e scale in legno. La porta di
accesso è a circa 7 metri dal suolo, vi si
accedeva mediante una scaletta a pioli che
si poteva poi ritirare. Il vano a piano
terra o seminterrato serviva in genere in
tali torri da magazzino di provviste, il
primo da cucina ed alloggio del capoposto,
gli altri da dormitorio dei soldati (nel
nostro caso al massimo cinque). L’ultimo
piano era spesso merlato o dotato di un
parapetto; un’apertura coperta da una
tettoia spiovente permetteva alle vedette di
controllare la piana. (…)» Testo di Giovanna
Frosoni da
AfpDronero
- Museo Luigi Mallé
Nasce nel 1995 per volere testamentario
dello storico d'arte Luigi Mallé. Si spazia
dalla pittura cinquecentesca a quella
fiamminga, da opere del Settecento e
dell'Ottocento all'arte astratta del
Novecento; dagli orologi di bronzo a quelli
di alabastro del secolo scorso; dalle stampe
rococò, alle foto d'epoca, agli arredi tardo
settecenteschi, alle porcellane di Meissen.
Personalità
- Giovanni Giolitti (Mondovì, 27
ottobre 1842 – Cavour, 17 luglio 1928).
Detto l’uomo di Dronero avendo nella
Valle Maira le radici familiari e in Dronero
il cuore del suo collegio elettorale. Dopo
aver lavorato per ben vent’anni al ministero
delle Finanze entrò in Parlamento nel 1882
come deputato per Dronero che rappresentò
per il resto della vita. Valendosi della sua
esperienza in materia finanziaria divenne
ministro del Tesoro sotto Crispi nel 1889 e
primo ministro nel 1892. Travolto dallo
scandalo della Banca Romana, si dimise nel
novembre del 1893. Tornò al governo sei anni
dopo, sotto Zanardelli, come ministro degli
Interni sull’onda del liberismo. E’ stato
Presidente del Consiglio Italiano per
una decina di incarichi, e quasi
interrottamente, dal 1903 fino al 1921. Fu
uno dei ultimi rappresentanti del Liberismo,
ormai sconfitto dalla marea nera fascista.
- Ezio Mauro.
Nato a Dronero il 24 ottobre 1948, ha
iniziato la professione di giornalista nel
1972 alla Gazzetta del Popolo di Torino,
seguendo, tra l’altro, le vicende legate al
terrorismo politico. È poi passato a La
Stampa, a Roma, come inviato di politica
interna e in seguito ha svolto servizi ed
inchieste all’estero, in particolare negli
Stati Uniti. Nel 1988 ha iniziato la sua
collaborazione con
La Repubblica, come corrispondente
dall’Unione Sovietica. Per tre anni ha
seguito la grande trasformazione di quel
paese nel periodo della Perestrojka. Il 26
giugno 1990 è tornato a La Stampa come
condirettore, per poi assumere la carica di
direttore il 6 settembre 1992. Nel 1994 ha
ricevuto il Premio Internazionale Ischia
per il giornalismo. Dal 6 maggio 1996 è
direttore di La Repubblica. Nel 1997 ha
ricevuto il Premio Internazionale Alfio
Russo per il suo contributo al
giornalismo.
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