Il territorio di Briona con le sue frazioni venne
prescelto, sin dai tempi più antichi per
l'insediamento umano. Nella zona collinare alcune
ricerche archeologiche hanno evidenziato una grande
disponibilità di selce di buona qualità, come
dimostrato dalla presenza di numerose e ricche
officine litiche, riferibili soprattutto all'Eneolitico.
Ulteriori testimonianze di frequentazione sono date
dai numerosi reperti archeologici affioranti a San
Bernardino di Briona (necropoli con ricchi corredi
funerari, ceramiche, bronzi, ferri). Tracce
significative di scambi e vitalità del territorio
sono costituite anche dal rinvenimento di bellissimi
elmi in bronzo di produzione vicina a quella
etrusca.
Il nome di Briona deriva da Breòn, Bregundum
o Brigodunum, che significa luogo
fortificato in alto - rocca dell'altura, toponimo di
chiara derivazione celtica. In epoca romana il
territorio fu interessato da diversi insediamenti
agrari che in età feudale assunsero le
caratteristiche di castello fortificato. E' del 955
il primo documento scritto in cui si cita il nome di
Briona ed anche Proh, le quali erano collocate nella
zona di influenza dei Conti di Biandrate e nel 1140
furono al centro di una disputa tra il Conte Guido
di Biandrate e l'Imperatore Corrado III che
confermerà poi i diritti feudali al potente signore
novarese.
Con
il rafforzarsi dell'autorità comunale di Novara,
Briona e la sua fortezza passarono sotto l'influenza
delle famiglie capitanali novaresi e, con l'avvento
dei Visconti di Milano, il territorio entrò a far
parte dei domini di quella città. Nel 1356 il
Marchese Giovanni del Monferrato e
Galeazzo Visconti si contesero il
castello. Nel 1449 Francesco Sforza lo infeudò ai
Tornelli che lo tennero con titolo comitale sino al
1739, vendendolo in tale anno ai
Castellani, mentre la frazione Proh (Petrurium
"luogo pietroso", in una carta del 949) era già
passata nel 1572 dai Tornelli ai Cattaneo. La storia
di Briona e di Proh, è strettamente legata alle
vicende delle loro fortezze. La frazione di San
Bernardino, di sicure origini celtiche, vedrà
ridimensionata la sua importanza dallo sviluppo di
Proh e di Briona.
L'antica fortezza, detta rocca di Briona,
oggi appartiene ai discendenti del Barone Paolo
Solaroli, Generale d'armata, che, per meriti e i
servigi resi allo stato, fu insignito nel 1867 da
Vittorio Emanuele II del titolo di Marchese di
Briona, domina questo quieto centro agricolo che
giace ai piedi di una fertile collina che fornisce
vini generosi. Dalla via principale del paese, su
cui si affacciano case basse ed ampie corti, si
diramano numerosi itinerari collinari che, alternano
colture vitate del Caramino, del Bonarda , del
prestigioso Nebbiolo e del Colline Novaresi d.o.c. e
a boschi ricchi di fauna avicola, in cui è diffusa
la pratica dell'apicoltura.
Fra le strade campestri la più importante è quella
detta "strada lunga" o "delle Carrà",
che porta dal paese ai colli più lontani ed è usata
dai contadini per recarsi al lavoro nei vigneti. Tra
risaie, campi di mais e zone di brughiera sorgono
numerose cascine: San Martino, Borghignona, Grande,
Dei Prati, Agnelle, Cella Nuova e Vecchia, Pierina,
Vespolina, Delle Coste e Dardanona.

Il Castello e la Rocca di BRIONA (sec. XV)
La località in cui sorge il castello di Briona viene ricordata per la prima volta nel 995 mentre le prime notizie scritte della presenza di una fortificazione risalgono al 1140.
Chiesa
Parrocchiale Madonna
della Neve (sec. XIII)
Al centro dell'abitato di Briona, in Piazza Solaroli, si trova la Chiesa Parrocchiale Madonna della Neve, bellissima chiesa gotica, molto rimaneggiata.
Oratorio
di San Bernardo (sec.
XIV-XV)
L'oratorio campestre di San Bernardo, detto anche della Mora, è situato sulla via antica che da Novara portava in Valsesia, prima del ponte che attraversa la Roggia Mora, sulla strada che dal centro di Briona porta al cimitero.
Chiesa
di Sant'Alessandro - Al
Cimitero (sec XI-XII)Antica chiesa parrocchiale di Briona, dedicata al suo santo patrono, è situata all'interno del cimitero. Dista dal paese circa 300 mt. verso ponente, oltre la roggia Mora, sull'antica strada che univa Briona a Carpignano Sesia.
Ponte
di PROH (sec. XIII)
Frazione PROH. Il ponte mediovale di Proh è situato accanto al cimitero e all'odierno ponte sulla roggia Mora. Il ponte, a schiena di mulo, ad unica mandata era l'antico transito delle popolazioni locali e il luogo di riscossione delle "gabelle" e dei "dazi".
Chiesa
di San Silvestro in
Castro (sec. XI)
Frazione PROH. L'antica Chiesa parrocchiale di San Silvestro fu probabilmente la cappella castrense dell'antico castello dei Conti di Biandrate.
Il
Castello di PROH (Sec.
XV - XVI)
Frazione PROH. Secondo la descrizione del Conti (in "Castelli del Piemonte" - 1975) la lapide murata presso l'ingresso ci dice che il castello di Proh venne eretto principalmente come "luogo di delizie" da Francesco Sforza, Duca di Milano.
Cella
di Santa Maria (sec.
XII)
Frazione PROH. A Est della provinciale che da Proh conduce al Comune di Barengo, sul tracciato di una via che univa Proh a Camodeia (Castellazzo Novarese), esistono presso la cascina Cella Vecchia i resti di Santa Maria, un piccolo monastero benedettino (cella), dipendente anticamente dall'abbazia di San Silano di Romagnano Sesia.
La
Pieve di PROH (sec. XII)
Frazione PROH. Proh fu "caput plebs" sino al 1132, anno in cui avvenne il trasferimento a Camodeia, l'odierna Castellazzo Novarese. Con una certa probabilita i territori di pertinenza coincidevano con i confini di quest'ultima: Camodeia, Briona, Orre, Barengo, Sillavengo, Mandello Vitta, Proh e Agnellengo.
Chiesa
Parrocchiale di San
Bernardino (sec. XII)
Frazione SAN BERNARDINO. Una lapide all'interno della chiesa fa risalire al 1753 i lavori di ampliamento del presbiterio e dell'altare maggiore a scioglimento di un voto: Mentre la consacrazione da parte del Vescovo Bescapè risale all'anno 1602.
Oratorio
di Sant'Antonio Abate in
Orcetto (Sec. XIV-XV)
Frazione SAN BERNARDINO. In località Orcetto, sorge l'oratorio campestre dedicato a S. Antonio Abate, santo la cui vasta devozione è da mettersi in relazione alla sua protezione contro i mali, soprattutto contro quello che nel linguaggio popolare ha preso il nome di "fuoco di S. Antonio".
