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ACQUI TERME
Acqui Terme (in
piemontese
Àich) è un
comune
di 20.399 abitanti della
provincia di Alessandria.
Secondo una leggenda,
assolutamente priva di fondamento storico,
Acqui sarebbe stata fondata da coloni greci,
attirati dalla presenza di acque termali. La
tradizione è scaturita forse dal nome
"grecizzante" (almeno così lo tramanda
Tito Livio)
di Carystum, capoluogo dei Liguri
Statielli, simile a quello di alcune città
greche.
GEOGRAFIA
Acqui Terme sorge nella zona
sud-orientale dell'alto
Monferrato
sulla sponda sinistra del
fiume
Bormida,
che, dopo la confluenza dei
due rami dello
Spigno
e del
Millesimo,
si apre la strada verso la
pianura di
Alessandria,
tra colline dolcemente
ondulate. La città sorge in
una posizione strategica
all'incrocio di alcune
strade importanti: la
statale del Turchino
che va da
Asti
a
Nizza
Monferrato,
Acqui,
Ovada
e
Voltri
e
quella
della Val Bormida
che da Alessandria porta
fino a
Savona,
attraverso il
Colle
di Cadibona;
infine
quella
del Sassello,
da Acqui a
Varazze
e Savona per il
Colle
del Giovo,
un percorso panoramico ma
ricco di curve. Il nucleo
più antico e abitato è il
Borgo Pisterna, adiacente al
Borgo Nuovo e al Borgo San
Pietro: rappresentano
assieme l'attuale centro
della città, che si è poi
via via andato sviluppando
sia verso la pianura che
verso la collina. In epoca
più recente e al di là del
fiume
Bormida
si è sviluppata la zona
termale
e dei Bagni, con l'Hotel
Antiche Terme, sede di un
grandioso parco, gli
stabilimenti termali e
numerosi alberghi, e le
frazioni di Moirano e
Lussito
CENNI STORICI
La
preistoria e
l'età romana
Anche se
ritrovamenti
verificatisi
nel
territorio
circostante
(Ponzone,
Sassello)
risalgono al
Paleolitco,
le prime
testimonianze
finora
individuate
della
presenza
umana ad
Acqui
risalgono al
neolitico
(5500-3500
a.C.): un
insediamento
si trovava
vicino al
fiume
Bormida in
regione
Fontanelle.
Già nell'età
del bronzo
fu abitata
da
popolazioni
Liguri,
in
particolare
dalla tribù
degli
Statielli
il cui
centro
principale,
Carystum, si
trovava
probabilmente
nel luogo
dove sorge
Acqui. Nel
173 a.C, il
console
Marco
Popilio
Lenate
li attaccò e
sconfisse in
battaglia,
nonostante -
come dice
Tito Livio -
gli
Statielli
fossero in
pace con
Roma. Il
Senato
infatti si
pronunciò
per la prima
volta a
favore di
una
popolazione
"barbara" e
decretò la
liberazione
ed il
risarcimento
degli
sconfitti.
Tra il II ed
il I secolo
a. C. si
formò il
centro
urbano
denominato
Aquae
Statiellae
o Aquae
Statiellensium,
ad indicare
che l'antico
popolo,
ormai
romanizzato,
non venne
disperso.
L'importanza
della città
crebbe con
la
costruzione
nel
109 a.C.
della
via Emilia
Scauri,
che univa
Dertona
a Vada
Sabatia
(le odierne
Tortona
e
Vado Ligure),
passando per
Acqui e per
il
Passo di
Cadibona.
In età
imperiale,
questa via
fu
ridenominata
Iulia
Augusta
che era tra
i maggiori
collegamenti
terrestri
tra la
pianura
Padana, la
Riviera di
Ponente con
la
Gallia
Narbonense
e la Spagna.
Come altri
centri della
Gallia
Cisalpina,
ottenne lo
ius Latii
nell'89 a.
C. e poi la
piena
cittadinanza
in età
cesariana,
divenendo
municipio
assegnato
alla tribù
Tromentina
inserita
nella IX
legione
augustea.
Essa
governava un
territorio (municipium)
esteso tra
la sponda
sinistra del
torrente
Orba e il
crinale
appenninico
e
comprendente
le medie e
basse valli
del torrente
Belbo (fino
a Cossano) e
delle due
Bormide
(fino a
Cortemilia e
Dego), oggi
amministrativamente
diviso tra
le provincie
di
Alessandria,
Asti, Cuneo
e
l'entroterra
delle
provincie di
Savona e
Genova. Le
sorgenti
termali di
Acqui,
inoltre,
godettero
certamente
di notevole
prestigio.
Lo scrittore
latino
Plinio il
Vecchio
le ricorda
tra le più
importanti
del mondo
romano,
insieme a
quelle di
Puteoli
(Pozzuoli)
e di
Aquae
Sextiae
(Aix-en-Provence).
La città
romana era
dotata
infatti di
almeno tre
impianti
termali, di
cui
sopravvivono
oggi alcuni
resti. Un
monumentale
acquedotto,
inoltre,
garantiva
l'approvvigionamento
di acqua
comune sia
per gli usi
termali che
per quelli
domestici e
produttivi.
La tarda
antichità e
l'alto
medioevo
Nel tardo
impero,
forse già
nel
IV secolo
d.C.,
ad Acqui si
sviluppò una
comunità
cristiana e
la città fu
sede
vescovile,
e fu sede di
un presidio
di
Sarmati.
San
Maggiorino
fu il primo
vescovo
della città,
forse alla
fine del IV
secolo La
presenza
delle terme
(ancora in
uso in età
gota - come
afferma
Cassiodoro
- e
longobarda -
secondo
Paolo
Diacono)
e di una
cattedra
episcopale
garantirono
la
sopravvivenza
della città
anche
durante il
difficile
periodo
altomedievale,
a differenza
di numerosi
altri centri
del
Piemonte
meridionale
che vennero
abbandonati
proprio in
questo
periodo (Libarna,
Pollentia
Augusta
Bagiennorum,
Vardacate,
Industria,
Forum Fulvii
etc.). La
conquista
longobarda,
probabilmente,
si verificò
entro gli
ultimi
decenni del
VI secolo:
nei pressi
della città
in località
Bossallesio,
è stato
rinvenuta
una piccola
necropoli
longobarda
risalente
forse alle
prime fasi
dell'occupazione.
Acqui,
inclusa
forse nel
ducato di
Asti, era un
territorio
di confine
dal momento
che la
Liguria
costiera era
in mani
bizantine.
Sotto i
Franchi
fu sede di
comitato
nell'ambito
della
marca
aleramica.
Tra Vescovo e Comune (secoli X - XII) Come in molte città dell'Italia settentrionale, in età ottoniana il potere pubblico è esercitato dal Vescovo, che nel 978 riceve un diploma imperiale da Ottone II. A quell'epoca si avviarono i lavori di costruzione dell'ampia cattedrale, dedicata all'Assunta, per iniziativa del vescovo Primo, e forse la costruzione della prima cinta muraria. Nel secolo seguente Vescovo san Guido (patrono della città e della diocesi) ultima i lavori di costruzione della cattedrale, che consacra nel 1067, e fonda in città due monasteri uno femminile (Santa Maria de Campis) e uno maschile presso l'antica chiesa di origine paleocristiana di San Pietro. Già nei primi decenni del XII secolo si sviluppa il Comune (la prima attestazione è del 1135), che cercò di affermare la propria autonomia nei confronti del Vescovo e su un contado di modesta estensione. Lo sviluppo di Acqui subì un arresto con la fondazione nel 1168 della città nuova di Alessandria, promossa da Genova e dai Comuni della Lega Lombarda ostile all'imperatore Federico I Barbarossa: la nuova città, infatti cercò di strappare la sede vescovile, con gravi conseguenze politico-economiche, ad Acqui, con l'appoggio del papa allora regnante Alessandro III (da cui Alessandria prendeva il nome). Molte volte, gli Alessandrini si scontrarono con Acqui, volendo assumere il controllo del territorio attorno ad Acqui. Per questo Acqui non aderì alla Lega Lombarda ma fu quasi alleata alla parte imperiale (come rivela l'aquila nel suo stemma). Una volta cessate queste guerre nel 1234 grazie a Federico II, iniziarono le lotte intestine tra le famiglie dei Blesi e dei Bellingeri.
Acqui nel Monferrato (il tardo medioevo e l'età moderna) Nel 1278, non riuscendo più a sostenere le minacce di Alessandria e di altre potenze ostili, dilaniata dalle lotte interne, Acqui preferì consegnarsi al marchese Guglielmo VII di Monferrato. Da allora, salvo brevi parentesi, come sotto Carlo d'Angiò, Acqui rimase stabilmente nel Monferrato anche quando, nel 1306, la dinastia Aleramica si estinse e il marchesato passò a un ramo cadetto della famiglia imperiale bizantina, i Paleologi (eredi degli Aleramici in linea femminile. Tra il 1322 ed il 1345 Acqui venne occupata da Roberto d'Angiò, per ritornare successivamente ai marchesi del Monferrato. Nel 1431, venne occupata, come altre parti del marchesato, dai Visconti di Milano ma già nel 1436 ai Paleologi, che avevano richiesto l'aiuto di Amedeo VII di Savoia. Nel 1533 anche la casa paleologa si estinse e tutto il Monferrato passò ai duchi di Mantova. Nel 1566 fu sede del senato locale e danneggiata dalle guerre tra Spagnoli e Francesi e dalla successiva peste del 1630. L'annessione del Monferrato (e di Acqui) al Piemonte sabaudo si verificò nel 1708.
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